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Castelnuovo Don Bosco.

Castelneuv d’Ast in lingua piemontese

Paolo Pera

Castelnuovo Don Bosco (Castelneuv d’Ast in lingua piemontese), già Castelnuovo d’Asti, si attribuì il cognome del suo più illustre natio S. Giovanni Bosco (1815-1888), sacerdote cattolico e pedagogo; similmente al comune di San Mauro Pascoli, per la nascita del noto poeta. Eretto su un punto sopraelevato, tra il rio Nevissano e il rio Bardella, l’origine del toponimo è da ricollegare alla presenza del castello intorno al quale sorse il borgo già intorno all’anno 1000. Attorno al paese sorsero invece diversi borghi rurali. Il feudo un tempo fu dominio della corona del Marchese di Monferrato, in seguito ad alcuni signori locali, e quindi della Casa di Savoia che lo vendette al miglior offerente durante il regno del duca Carlo Emanuele I. Punti di interesse del comune sono la torre medievale a pianta quadrata, mentre il castello che dominava l’abitato non presenta più la possanza dei secoli passati. Il santuario della Madonna del Castello è in stile barocco e risale alla fine del XVIII, mentre la parrocchia di Sant’Andrea sorge anch’essa nella parte alta e presenta una semplice facciata risalente al Settecento, ma custodisce un’opera pittorica di Guglielmo Caccia, detto “il Moncalvo”. Notevole poi Casa Filipello, di un elegante stile Liberty. Più antiche, ma nel circondario e in stile romanico altomedievale, le chiese di Santa Maria di Cornareto (frutto di un radicale restauro) in località Nevissano, quindi la chiesa campestre di San Michele Arcangelo in frazione Bardella che sta in direzione dell’abbazia di Vezzolano e infine l’ancora consacrata Santa Maria di Rasetto in frazione Mondonio. Ulteriormente è possibile segnalare, quale punto di vitale interesse, l’imponente basilica di San Giovanni Bosco, completata nel 1966 ed elevata a basilica minore da S.S. Papa Benedetto XVI nel 2010. Il luogo, che per grandezza accoglie molti visitatori e gruppi giovanili cattolici (oltre a ospitare reliquie del santo castelnovese), sorge presso Colle Don Bosco (originariamente, i Becchi): una località della frazione di Morialdo. In conclusione, mi piace segnalare Cascina Gelosia, gestita dalla signora Maria Rosa Drago e dalla sua famiglia, che dal 2014 può vantare un “piccolo angolo di Provenza nell’astigiano” a ogni fioritura del loro immenso campo di lavanda. Lì i visitatori potranno passeggiare, ammirare il tenue colore di questa coltura e portare a casa qualche ottimo prodotto, alimentare e no, ricavato proprio da questo fiore.

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