Attività / Professionisti

RIPENSARE IL LAVORO: WELFARE AZIENDALE E CENTRALITÀ DELLA PERSONA

Luca Mombellardo

FULVIO BELLORA Intermediario Assicurativo

Nel corso di quest’anno, che si prepara a breve a battere i suoi ultimi rintocchi, la società in cui viviamo ha dovuto per la prima volta fare i conti con l’impatto conseguente allo scoppio della pandemia. A più di due anni di distanza dalla prima ondata del 2020, gli strascichi lasciati dal periodo di lockdown e di tiepide riaperture in seguito sono ben visibili: ogni angolo della quotidianità è stato toccato e chiunque, chi più chi meno, ha dovuto farne i conti. Nel mondo del lavoro gli effetti immediati sono stati diversi (spesso negativi a causa delle tante chiusure necessarie), e tuttavia l’arrivo di una situazione nuova e del tutto inaspettata ha spinto lavoratori e aziende a porsi degli interrogativi su quale possa essere il mondo del lavoro di domani. Un primo, evidente effetto è stato raccontato in questi mesi come Great Resignation: stando all’Osservatorio sul Precariato dell’INPS, nel 2021 le dimissioni in Italia sono cresciute di oltre un terzo rispetto all’anno precedente. Le cause che portano a questa drastica decisione sono le più svariate: dalla ricerca di un posto che preservi il benessere al desiderio di poter avere la possibilità di gestire le giornate di lavoro difendendo la cosiddetta work-life balance, il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro. L'ARRIVO DI UNA SITUAZIONE NUOVA E INASPETTATA HA SPINTO LAVORATORI E AZIENDE A PORSI DEGLI INTERROGATIVI SU QUALE POSSA ESSERE IL MONDO DEL LAVORO DI DOMANI Questo fenomeno, lungi dall’essere una semplice ondata di rigetto nei confronti della vita pre-pandemia, fa invece parte di un ampio e generale ripensamento del rapporto lavoratore-azienda, e dell’impatto sociale che le piccole e medie imprese italiane, vero fulcro del settore produttivo dello Stivale, possono avere attraverso iniziative di welfare aziendale. La crescita dell’attenzione verso questo aspetto della vita in azienda era stata sottolineata dallo stesso Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro che aveva ricordato come «le nazioni che hanno una ripresa più rapida sono quelle con il welfare aziendale più avanzato» e che «grazie al Pnrr saremo accanto alle PMI italiane per potenziarlo». L’impatto sociale delle iniziative di welfare aziendale è stato sottolineato dal Rapporto Welfare Index Pmi 2021 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, promosso da Generali Italia e che ha coinvolto più di 6.000 imprese di tutti i settori produttivi e di tutte le dimensioni. I dati sono evidenti: oltre il 64% delle piccole e medie imprese italiane ha incrementato il proprio impegno nel welfare aziendale, e in sei anni le imprese con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del 2016 all’attuale 21%. Finora l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle iniziative di carattere medico-sanitario, anche a causa del momento di pandemia che ha presentato diversi costi imprevisti alle famiglie (in primis le mascherine), ma le strategie delle imprese che si stanno impegnando in questa strada stanno battendo strade diverse, dalle attività di formazione per i dipendenti agli aiuti per le famiglie con figli. Per quanto diversificate, queste iniziative appaiono legate da un denominatore comune: ripensare e migliorare il rapporto del dipendente con l’intero ambiente di lavoro.

FULVIO BELLORA Intermediario Assicurativo
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