Asti E' dicembre 2024
Come già annunciato sui nume- ri precedenti, i proverbi piemontesi rappresentano un concentrato d’e- sperienze che si sono formate nel corso del tempo grazie alla saggezza e allo spirito d’osservazione di gene- razioni di uomini e donne. La formula di trasmissione ai posteri più effica- ce era, senza ombra di dubbio, quella del proverbio: una frase corta, spesso in rima o con assonanze, facile da ri- cordare e legata, il più possibile, alla lingua e alla realtà del luogo. Attraverso la nostra rubrica aspi- riamo a rendere ancora più popolari tutta una serie di proverbi piemonte- si, tra i più belli e già conosciuti dalle vecchie generazioni. Ma cosa significa paghè ij fré? Ci fu un tempo sorridente in cui gli uomini, anziché addormentarsi davanti al televisore in salotto, piace- volmente trascorrevano il tempo libe- ro oziando al bar di paese, o di città, o al circolo: si chiacchierava di tutto, ma per lo più di sport, di politica, di donne, e poi si giocava a carte, a boc- cette, a scacchi e a biliardo. Bei tem- pi, ci raccontano i nostri nonni. Giunti al termine della partita bi- sognava paghè ij frè, ossia pagare quella sorta di “affitto” dovuto al ge- store del locale per l’uso in compa- gnia del biliardo o del mazzo di carte. Solitamente, visto che il gioco aveva quasi sempre una posta, l’onere del pagamento toccava al fortunato vin- citore. E l’espressione era talmente radicata e consueta che quando una comitiva di amici indugiava a prende- «Ci fu un tempo sorridente in cui gli uomini, anziché addormentarsi davanti al televisore in salotto, piacevolmente trascorrevano il tempo libero oziando al bar di paese, o di città, o al circolo...» Paghè ij frè? [proverbio] Un tempo gli uomini trascorrevano il tempo libero oziando al bar o al circolo, giocando a carte o a biliardo. Giunti al termine della partita bisognava paghè ij frè, ossia pagare quella sorta di “a o” al gestore del locale per l’uso del biliardo o del mazzo di carte. re una decisione su come passare la serata c’era sempre il più saggio del- la compagnia che ammoniva: «Forsa fieuj, che ij frè cùru!», tradotto per chi non mastica il dialetto «Forza ragaz- zi, che le spese corrono!». La stessa frase che si sentiva dire quando qual- che giocatore perdeva tempo e veni- va richiamato, visto che si era “sulle spese”. In dialetto astigiano il frè è il fab- bro e quindi paghè ij frè significhe- rebbe alla lettera “pagare i fabbri”. Il termine frè, però, è stato acquisito dal francese frais, che si legge appunto frè. Deriva dal latino frango, frangis, fregi, fractum, frangere (rompere): rottura; quindi, danno e dunque una conseguente spesa. I francesi hanno conservato l’ultima interpretazione trasmettendola agli astigiani che per secoli l’hanno mantenuta. Il vocabolo è stato importato probabilmente nel periodo di dominazione degli Orléans o forse risale all’arrivo dei Savoia (di lingua francese) o ancora venne in uso durante la successiva occupa- zione napoleonica. E voi? Oziate davanti al televiso- re? di Valentina Ferrero Asti è | Costume 28 DICEMBRE 24 astie.it
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