Asti E' settembre 2024

25 I dialetti italiani sono una preziosa eredità, un patrimonio linguistico che riflette la diversità culturale e storica delle regioni italiane. Benché l’italia- no sia la lingua ufficiale del nostro bel paese, i differenti dialetti regionali conservano, ancora oggi, una forte presenza nelle conversazioni quo- tidiane. Non sono semplici varianti dell’italiano, bensì hanno una storia e una struttura propria, con influenze e connessioni che si estendono ad altre lingue (ad es. il latino). La nostra rubri- ca non pretende di insegnare un dia- letto piemontese, quello prettamente astigiano, alle nuove generazioni, ma di usarlo come punto di partenza per raccontare il passato, il lavoro e l’ar- guzia popolare del nostro territorio e dei suoi abitanti. Gli innumerevoli dia- letti hanno saputo catturare nel cor- so dei secoli, con una tempestività e un’immediatezza espressiva che le lingue nazionali non possiedono, gli attimi, le sensazioni, i dolori e le gioie di ogni comunità con un’efficacia de- scrittiva unica e meravigliosa. Nonostante il galletto sia il simbo- lo per eccellenza di Asti (e anche or- namento terminale della cupola della chiesa di San Secondo) quest’oggi parleremo, invece, di colombe. «Nonostante il galletto sia il simbolo per eccellenza di Asti (e anche ornamento terminale della cupola della chiesa di San Secondo) quest’oggi parleremo, invece, di colombe.» È partij a colùmba Asti è | Costume È partij a colùmba [proverbio] La traduzione le erale è facile: è partita la colomba. L’espressione si usa per spiegare che si è veri cato un fa o che ha dato origine a qualcosa di importante, clamoroso, dirompente. IMPRESA EDILE Loc. Valcotti, 4 | Frinco (AT) 338.9443587 gmncostruzioni@gmail.com È partij a colùmba! La traduzione letterale è facile: è partita la colom- ba. Per comprendere questo detto tipicamente astigiano è necessa- rio fare quattro passi a ritroso nella storia della nostra città. L’espressio- ne risale a secoli fa, al tempo in cui i festeggiamenti patronali di San Se- condo prevedevano due momenti di grande importanza: la corsa del Palio, che adesso si tiene a settembre, e il lündes dij feu, il lunedì dei fuochi ar- tificiali. Lo spettacolo veniva allesti- to in piazza San Secondo, non c’era quindi molto spazio per il pubblico né per garantire la sicurezza degli edi- fici tutt’intorno. La festa iniziava con l’accensione della “colomba”, un pe- tardo (frisètta o füsetta) che brillava di una luce bianca e correva lungo un filo invisibile, tanto che sembrava una colomba in volo, fino a raggiungere il “castello”, ossia l’impalcatura su cui erano piazzate le cariche colorate dei fuochi d’artificio. Era la “colom- ba” a dare il via allo spettacolo: era l’elemento scatenante di tutte quelle esplosioni. L’espressione, infatti, si usa per spiegare che si è verificato un fatto che ha dato origine a qualcosa di im- portante, clamoroso, dirompente. Ma l’immagine della “colomba” è anche molto radicata nella tradizione locale perché, secondo la credenza popolare, dal suo “volo” e dalla ra- pidità con cui incendiava le cariche dipendeva l’andamento dell’annata agricola. di Valentina Ferrero SETTEMBRE 24

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